Il Premio F(R)EE di I Love Photography Festival celebra autori che hanno saputo interrogare il tema della libertà con sguardi personali, intensi e necessari.
1° posto – “Il tempo della felicità”
di Giuseppe Sabella
Un lavoro che esplora la libertà nella sua dimensione più intima e fragile, raccontando momenti di vita in cui la felicità diventa tempo sospeso, conquista quotidiana e spazio di respiro.
2° posto – “Dove sono io”
di Genny Giuffrè
Un progetto introspettivo che attraversa identità, fragilità e ricerca personale. Le immagini diventano strumenti per interrogarsi sul proprio posto nel mondo, tra luce e ombra.
3° posto – “Gran Hotel Kanwalla”
di Luca Greco
Un racconto potente e necessario che documenta uno dei luoghi simbolo della rotta balcanica a Trieste. Un lavoro che mette in luce le contraddizioni della libertà quando incontra confini, migrazione e condizioni di vita estreme.
Tre sguardi diversi che ci ricordano come la fotografia possa ancora essere uno strumento di testimonianza, consapevolezza e riflessione.
Grazie a tutti gli autori che hanno partecipato al premio e che continuano a credere nella fotografia come linguaggio capace di interrogare il nostro tempo.
Il prezzo della libertà nell’era dell’immagine
Viviamo in un tempo in cui tutto sembra accessibile, condivisibile, libero.
Le immagini viaggiano senza confini, moltiplicate da schermi, algoritmi e intelligenze artificiali.
Ma cosa significa davvero essere liberi, oggi, quando ogni gesto, ogni fotografia, ogni parola è tracciata, archiviata, venduta, imitata?
F(R)EE — tema di I Love Photography 2026 — gioca con la doppia lettura tra free (libero) e fee (costo), per indagare il valore della libertà in un mondo dove anche ciò che è “gratis” ha un prezzo.
Un prezzo spesso invisibile: la perdita di intimità, di identità, di controllo sull’immagine di sé.
Attraverso mostre, incontri e progetti visivi, il festival invita a riflettere su come la fotografia possa ancora essere un atto di libertà.
Libertà di sguardo, di pensiero, di espressione.
Libertà di attraversare i limiti imposti da tecnologia, mercato o convenzioni estetiche.
In un’epoca dominata da immagini automatiche e modelli generativi, F(r)ee propone un ritorno alla consapevolezza dello sguardo:
non basta essere liberi, occorre scegliere come e perché esserlo.
Ogni fotografia diventa così una dichiarazione d’indipendenza, un gesto politico e poetico al tempo stesso.
Un invito a riconquistare il diritto di vedere, creare, pensare — senza rinunciare al valore della propria libertà.